Tra il 2001 ed il 2007 le ultime analisi di Arpa sulla sterilizzazione ad ossido di etilene, ma c’è l’obbligo dell’autoverifica.

Erano quattro, fino a poco tempo fa, le aziende biomedicali che effettuavano sterilizzazione ad ossido di etilene, un sintetizzato chimico la cui esposizione continuata può provocare leucemie e tumori linfatici. E sulle fasi di sterilizzazione, così come per l’intera filiera di assemblaggio, la prefettura ha imposto una serie di controlli necessari a garantire le migliaia di pazienti serviti ogni giorno dai dispositivi medici assemblati nella Bassa.

E tra le carte che hanno allertato il prefetto ci dovrebbe essere anche il report di Arpa, che evidenzia come gli ultimi controlli risalgano al 2007 ed altri siano addirittura del 2001. Arpa, però, puntualizza che per tutte le ditte che utilizzano ossido di etilene è “prescritto il controllo in automatico con misure in continuo della concentrazione. Il controllo di Arpa consiste nella verifica della calibrazione dello strumento installato dalla ditta”.

Ancora più critico appare lo studio dell’Ausl su un monitoraggio avvenuto tra il 2010 e il 2011 su 15 ditte operanti nella Bassa, effettuando 94 campionamenti, 43 sulle persone e 51 sull’ambiente. I consigli sono parecchi, compreso quello di aumentare la ventilazione negli ambienti lavorativi.

C’è comunque da dire che negli ultimi cinque anni nessun caso sospetto e nessuna segnalazione di problemi di salute è arrivata agli enti preposti ai controlli.

«Esprimiamo forte preoccupazione per il rapporto della Prefettura e dei Nas. Il biomedicale – commenta Antonio Platis, capogruppo Forza Italia Area Nord – è un fiore all’occhiello. Non è tollerabile vi siano zone d’ombra e mai come oggi è necessario verificare la qualità e la sicurezza dei nostri prodotti. Arpa ed il servizio di Igiene Pubblica dell’Ausl hanno dichiarato che negli ultimi 5 anni non è giunta nessuna segnalazione inerente la tipologia di problemi (emissioni da ossido di etilene) né a Mirandola né nel distretto. Ciò non toglie che un controllo puntuale dell’ente pubblico rassicurerebbe i lavoratori ben consapevoli dei rischi per la salute di queste emissioni. Tredici anni senza una visita di controllo sono veramente troppi».

Fonte: gazzettadimodena