Medolla. Azienda biomedicale sborsa 20mila euro al mese per il trasporto degli operai pur avendo già presentato i progetti

MEDOLLA. È come se il tempo si fosse fermato al 29 maggio 2012. Da allora la Emotec, azienda biomedicale, è costretta a vivere un calvario quotidiano che mostra come la burocrazia, spesso astrattamente evocata, possa invece trasformarsi in un concreto ostacolo.

Ma andiamo con ordine. Emotec, dopo il cedimento del capannone, il 18 giugno 2012 è già operativa in una nuova sede in provincia di Rovigo. Dopo due anni nulla però è cambiato: la sede gestionale è tornata a Medolla, ma quella produttiva è tuttora delocalizzata. I 27 dipendenti sono così costretti a sobbarcarsi diverse ore di viaggio per raggiungere il lavoro e allo stesso tempo la proprietà deve far fronte a spese che, tra affitto dei mezzi di trasporto e carburante, si aggirano intorno ai 20mila euro al mese. Una situazione paradossale, soprattutto perché il progetto per demolire la vecchia sede e ricostruire la nuova era già pronto a settembre 2012: progetto che, se realizzato, avrebbe permesso di far tornare a Medolla i dipendenti non più tardi della primavera 2013. Le lungaggini burocratiche hanno invece posticipato il rientro a settembre 2014, con ingenti perdite in termini di occupazione e fatturato.

A spiegare lo slittamento è l’amministratore delegato Francesco Schittini: «Il caos normativo non ci ha permesso di avviare il progetto di ricostruzione. Con il trascorrere dei mesi, infatti, continuavano ad essere introdotte varianti che spesso cozzavano con i principi fissati: se avessimo deciso di edificare subito, si sarebbe presentato il rischio di trovarsi un capannone non a norma rispetto ai nuovi parametri». Nel frattempo Emotec ha dovuto rinunciare all’apporto degli interinali e a qualche dipendente che non ha voluto (o potuto) intraprendere la nuova impegnativa avventura, il fatturato del 2013 ha registrato perdite di due milioni e la mancata ricostruzione costa annualmente circa 100mila euro di affitti. Solo da qualche mese poi la ditta è riuscita a consegnare la pratica per i rimborsi, anche se regna ancora grande incertezza sulla loro entità e sull’erogazione. Ma soprattutto rimane il rammarico per essere stati costretti a registrare perdite pur di aspettare i tempi della burocrazia. «Dopo tutte le spese senza ancora vedere un euro rischiamo di subire anche la beffa sui rimborsi per la delocalizzazione, che non prevedono costi di noleggio pullman e spese in carburante – prosegue Schittini – Ma non molliamo, anzi abbiamo deciso di rilanciare». Il progetto infatti prevede, accanto alla ricostruzione della vecchia sede, l’edificazione di un nuovo stabilimento da due milioni di euro.

Fonte: Gazzetta di Modena