La nuova tecnologia dell’azienda bolognese mette insieme i risultati delle ricerche in diversi campi di studio. E’ uno strumento lab on chip, con un software che controlla i processi in modo automatizzato.
 
Prende forma in un laboratorio italiano un’innovazione tecnologica che ci permetterà di osservare la vita delle nostre cellule minuto per minuto e di registrarle in video. L’avanguardia del biomedicale si chiama “Cell Viewer”, un dispositivo da banco della Celldynamics, una start up di un gruppo di giovani ingegneri, fisici e biologi, con sede a Bologna. Comprendendo meglio lo sviluppo delle cellule come quelle tumorali o in fase di fecondazione o sottoposte ad agenti esterni come farmaci e virus sarà molto più facile determinare cure più mirate ed efficaci.

In sostanza, come ci spiega uno dei fondatori Daniele Gazzola, “Si tratta di uno strumento Lab-on-chip, una sorta di microscopio con all’interno un nucleo che sfrutta all’unisono tre tecnologie: la microclinica, la microelettronica e la microttica. E’ dotato di cartucce monouso per le cellule, che sono come dei micro incubatori, e all’interno una rete complessa di fluidi e pompe, tutto collegato a un software di cui l’operatore si avvale per controllare in modo automatizzato il processo”, anche con un App a distanza.

Questo nucleo permette di mantenere le cellule in sospensione in un ambiente che simula in laboratorio quello fisiologico naturale; lo possiamo osservare, possiamo stimolare le cellule, o semplicemente coltivarle e vedere cosa succede. “L’ambito più semplice per spiegarne l’applicazione è quello della fecondazione assistita” continua Gazzola : “Nella fecondazione assistita siamo in presenza di pochissime cellule embrionali che vengono fecondate in laboratorio e poi messe in incubatore per alcuni giorni, dove crescono sul vetrino in una condizione statica e comunque diversa rispetto all’ambiente nelle tube di falloppio (prima dell’impiantato). Col nostro sistema si permette, nella fase in cui le cellule embrionali crescono in laboratorio, di poterle monitorare, osservare e filmare, per scegliere le più sane ad esempio, e in più in un ambiente migliore perché dinamico , cioè possiamo cambiare il liquido all’interno del quale la cellula cresce e senza produrle stress. Un po’ come cambiare l’acqua del pesciolino rosso senza toglierlo dal vaso. Quindi in una condizione ambientale e spaziale più vicina a quella originaria invece che in quella statica e schiacciata tra i vetrini”.

Ciò potrà aumentare le probabilità della fertilizzazione, con notevoli vantaggi di costi e tempi e soprattutto evitando di dover ripetere i trattamenti che solitamente sono causa di stress fisico e psicologico per chi li subisce. Non si cambia il processo, che è regolato da protocolli, ma la tecnologia fornita lo può notevolmente migliorare con analisi che fanno la differenza e difficilmente perseguibili con le attuali tecnologie farmaceutiche e biomedicali. Gazzola comunque rivela che il primo mercato di riferimento nel quale applicheranno questa tecnologia sarà lo studio di cellule rare tumorali prima ancora di quelle della fecondazione assistita.

CellDynamics, nata da un’intuizione di Daniele Gazzola e Nicolò Ciprianetti, ha trascorso un anno e mezzo a studiare strategie di business, finanziato con bando regionale dell’Emilia Romagna, Spinner 2013, ha poi aderito ad una iniziativa di incubatore e acceleratore d’impresa promossa da diversi soggetti istituzionali e privati come Assobiomedica, M31 e Dasit Group. Celldynamics vince quindi una selezione che gli permette di sbarcare in California, nella Silicon Valley, a cercare investitori per il proprio progetto. Ad oggi, hanno raccolto l’adesione di 15 investitori tra italiani ed esteri come Ippocrate srl, Dasit Group, Guillaume Bich ma anche singoli privati come il manager Luca Sereni entrato con loro in società, per un totale di 200mila euro.

Non è escluso che la società rimanga in Italia per avviare la produzione, una volta terminata la fase di sperimentazione. Le opportunità offerte da uno dei poli del biomedicale più rinomati a livello internazionale, quello di Mirandola, danno buone garanzie e supporto al loro business. Non secondario anche il reclutamento di profili professionali nel settore tecnico e biomedicale in Italia, che, fa presente Gazzola, “sono molto bravi, portano un valore aggiunto e costano meno; lo stesso tecnologo – spiega Gazzola – che in Italia costa all’azienda 25mila euro in America, nella Silicon Valley, costa 100/120mila dollari all’anno”.

Fonte: corrierecomunicazioni.it