La motivazione a pensare come contribuire allo sviluppo futuro del”made in Italy” nel settore medicale ha le sue radici negli oltre trent’anni di frequentazione di questa comparto durante i quali, oltre ad essermi formato come uomo e professionista, ho toccato con mano quanto sia stato significativo il ruolo dell’Italia, o meglio del Distretto Biomedicale Mirandolese, in molteplici proposte tecnologiche, ma soprattutto ho avuto il privilegio di partecipare, insieme ad un gruppo di valenti collaboratori, alla validazione clinica dell’endovascolare aortica che oggi rappresenta la prima opzione nel trattamento delle patologie aneurismatiche di questo distretto anatomico. Non lesino perciò un sincero ringraziamento a coloro i quali mi hanno consentito tanto apprendimento, cioè:  al Dr.Carlo Adami, antesignano dedlla tecnica col quale condivido la “paternità” di Innovabiomed, oltre ai Prof./Dott.Giorgio Biasi, Piergiorgio Cao, Gioacchino Coppi, Gian Antonio Farello, Giancarlo Mansueto, Roberto Pacchioni, Elio Piccinini, Alberto Scuro, Roberto Silingardi, Vincenzo Stancanelli, Fabio Verzini e molti altri i quali con studi clinici ed interventi educazionali nel Mondo hanno reso questa opzione di uso quotidiano e stimolato l’industria a sviluppare sistemi sempre più evoluti, sicuri ed efficaci a beneficio dei pazienti.

Ma non è tutto qui perché in realtà, volendo ripercorrere la parte principale della mia vita, ho avuto l’opportunità di partecipare anche ad altri processi di introduzione sul mercato di innovazioni tecnologiche quali:

-          recupero ematico intra e post operatorio (autotrasfusione)

-          bypass cardiopolmonare (circolazione extracorporea) con pompa centrifuga

-          infusione continua sottocutanea di insulina

-          monitoraggio continuo della glicemia

Difatti la mia avventura nel comparto biomedicale inizia nel 1985 quando il compianto Dr.Mario Veronesi ed il Dr.Alberto Chierici vollero accogliermi, grazie all’intercessione degli amici ed ex compagni di scuola Stefano Foschieri ed Alberto Veronesi, nella nascente, ma già brillantissima, Dideco SpA ove ho potuto provare di persona cosa significhi in termini formativi far parte di una organizzazione la quale in 10 anni decuplica il suo fatturato grazie ad una produzione industriale di altissima qualità, ma soprattutto in estrema sintonia con i bisogni dei medici nella loro quotidiana opera di guarire e/o migliorare la vita dei pazienti. Successivamente l’appartenenza all’organizzazione di una grande multinazionale mi ha consentito di imparare come l’investimento di risorse in ricerca e sviluppo, l’educazione dei professionisti sanitari all’impiego di nuove acquisizioni tecnologiche ed il supporto alla conduzione di studi clinici siano la “strada maestra” da seguire al fine di rendere disponibili soluzioni terapeutiche sempre più evolute, sicure ed efficaci.

Ancora oggi nei ranghi di una insigne azienda commerciale, attiva dal 1912 e tutt’ora condotta dai diretti discendenti del fondatore Theodor Mohwinckel, col compito di lanciare una nuova divisione nel comparto cardiovascolare sto ponendo il massimo impegno a posizionare l’impiego di palloni endovascolari medicati attraverso l’innovativa nanotecnologia Safepax nelle procedure di ripristino funzionale delle fistole arterovenose in emodialisi; nuovamente una evoluzione di operazioni che già vengono eseguite quotidianamente, indispensabili per il successo della terapia dialitica, che comportano significativo disagio ai pazienti, complicazioni delle procedure cliniche e costi elevati.

Assolvo con piacere all’obbligo di verità e trasparenza concludendo col ricordo di una sempre istruttiva chiacchierata col già menzionato fondatore del Distretto Biomedicale Mirandolese tra gli stand della seconda edizione di Medtec Italia il quale chiosò (ovviamente in dialetto mirandolese): “…questo è un bel lavoro, è il nostro futuro, non è più tempo di rincorrere la produzione di dispositivi, dobbiamo concentrarci sull’innovazione tecnologica al servizio di chi già li produce…noi abbiamo sviluppato le competenze per farlo…gli altri no.”

Che sia questo è il vero “perché” di Innovabiomed?