Uno studio appena pubblicato su Journal of the American Society of Nephrologysuggerisce che raffreddando i fluidi di dialisi, si protegge il cervello dagli sbalzi pressori, che possono verificarsi nel corso della seduta dialitica. L’intervento di raffreddamento secondo gli autori è facile da realizzare e non comporta costi aggiuntivi.

L’emodialisi provoca un significativo stress circolatorio che, a sua volta, può determinare insulti multipli e cumulativi a carico di diversi organi, tra i quali il cervello. Gli autori di uno studio pubblicato sulla rivista ufficiale dell’American Society of Nephrology sono andati a caratterizzare gli effetti negativi della dialisi sul cervello, studiando in maniera longitudinale gli effetti che il trattamento emodialitico produce sulla microstruttura della sostanza bianca; quindi, hanno testato sui pazienti l’ipotesi che il raffreddamento del dialisato sia in grado di proteggere da questi insulti cerebrali.

Christopher McIntyre e colleghi dell’Università di Nottingham hanno dunque randomizzato 73 pazienti neodializzati al trattamento emodialitico a temperatura corporea (37°) o a temperatura inferiore di mezzo grado rispetto alla temperatura corporea (36,5°), seguendoli per un anno.
La sostanza bianca è stata studiata per mezzo di risonanze magnetiche DTI (diffusion tensor imaging) effettuate all’inizio dello studio e nel corso del follow up.
Lo studio ha dimostrato che la dialisi comporta un progressivo danno alla sostanza bianca cerebrale, correlabile all’instabilità dei valori pressori nel corso del trattamento; al contrario la dialisi ‘raffreddata’ si è dimostrata in grado di proteggere completamente il cervello da questi danni, migliorando la tollerabilità emodinamica.

“I nostri dati – concludono gli autori – suggeriscono che l’emodialisi provoca un significativo danno cerebrale nel tempo e che il miglioramento della tollerabilità emodinamica, raggiunto utilizzando un dialisato raffreddato, può annullare questi effetti. Questo intervento può essere messo in atto senza costi aggiuntivi ed è applicabile ovunque”.

Fonte: quotidianosanità.it