Il Presidente Boggio: “i dispositivi medici non sono standardizzabili, vanno garantite la libertà di scelta del chirurgo e la personalizzazione sul paziente”

“Se con la centralizzazione degli acquisti prevista dalla legge di Stabilità si pensa di ottenere risparmi smisurati dalla Sanità il rischio di impoverire ulteriormente il nostro Servizio sanitario diventa enorme. Ci auguriamo piuttosto che non si continui a percorrere la strada degli ultimi anni, ovvero quella delle gare al massimo ribasso che guardano principalmente al prezzo, considerando solo in secondo luogo il livello d’innovazione e qualità delle prestazioni e dei servizi offerti. I dispositivi medici non sono commodities, ma prodotti ad alta tecnologia, frutto di ricerca qualificata e orientati alla personalizzazione sulle specifiche esigenze del paziente. Non sono quindi per natura standardizzabili”. Questo il commento del Presidente di Assobiomedica, Luigi Boggio, sulle misure previste per gli acquisti nella Legge di Stabilità 2016.

“Le centralizzazioni spinte – ha dichiarato il Presidente di Assobiomedica – non fanno che agevolare i monopoli su scala nazionale, abbassare la qualità dei servizi e limitare l’accesso dell’innovazione che caratterizza il nostro settore. Un nuovo dispositivo, magari appena lanciato sul mercato da una start-up, non entrerà mai in una struttura ospedaliera se si continueranno a fare meri calcoli volti al risparmio e ad acquistare massificando i prodotti. Anche il mondo medico-scientifico deve essere messo in condizione di poter scegliere e sperimentare nuove tecnologie altrimenti la nostra Sanità pubblica non si rinnova. Per garantire appropriatezza negli acquisti e combattere gli sprechi andrebbero piuttosto fatte gare che siano specifiche per ogni settore merceologico e considerino le caratteristiche tecniche di determinati dispositivi, oltre a molti altri aspetti che accompagnano la fornitura di una specifica tecnologia: l’assistenza tecnica, la formazione del personale medico-sanitario, la fornitura di strumenti e servizi accessori. Introdurre politiche di acquisto poco idonee al settore non aiuta ad affrontare il problema della spesa sanitaria in modo serio nè appropriato”.