Il Presidente: “Bene Confindustria a focalizzare l’attenzione su filiera della salute. Incertezza per le nostre imprese strette nella morsa della centralizzazione spinta”

 “Se Confindustria ha voluto sottolineare nella sua audizione di oggi al Senato le ricadute che la manovra rischia di produrre sulla Sanità significa che tutta la filiera della salute è in seria difficoltà. Per il settore dei dispositivi medici infatti la centralizzazione degli acquisti, contenuta nella Legge di Stabilità, è un tema delicatissimo, ma lo è anche per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Nelle gare di fornitura vanno infatti assolutamente salvaguardati alcuni elementi imprescindibili: la qualità del prodotto, la differenziazione dei dispositivi disponibili sul mercato, il tessuto di imprese coinvolte, il rapido tasso di innovazione tecnologica. Se invece a una centralizzazione spinta si unisce la concreta realizzazione delle misure previste con la manovra 2015, ovvero rinegoziazione dei contratti, payback e tetti di spesa, ci dovremo attendere un pesante taglio degli investimenti esteri e di posti di lavoro, oltre al fallimento di molte piccole e medie imprese italiane”. Questo il commento di Luigi Boggio, Presidente di Assobiomedica, all’audizione di oggi di Confindustria sulla Legge di Stabilità alle Commissioni congiunte di Camera e Senato.

“Le gare al ribasso – ha dichiarato il Presidente Boggio – che guardano principalmente al prezzo non solo rischiano di ridurre il livello di qualità di prodotti da cui dipende l’efficacia della prestazione sanitaria, ma tendono anche a omologare i dispositivi medici, quando in realtà sono spesso personalizzati sulle specifiche esigenze di terapia del paziente. Inoltre, questo tipo di gare bloccano l’accesso di nuove tecnologie nelle strutture sanitarie,”.

“Mettere in mano a Consip e alle centrali regionali la gestione degli acquisti di beni e servizi sanitari con gli approcci attuali escluderebbe dal mercato l’80% delle imprese del settore che, in quanto piccole e medie, pur costituendosi in raggruppamento temporaneo di imprese, non potrebbero soddisfare mercati a livello regionale e tanto meno nazionale. Anche queste aziende producono innovazione e temiamo che tali misure le portino al fallimento, stroncando anche il mondo della ricerca medico-scientifica che c’è dietro questo tessuto imprenditoriale”.