PECHINO – Il Life science park è nel cuore di Zhong Guan Chun, il distretto tecnologico a Nord Ovest di Pechino. Una città nella città. È qui che Song Huang dirige il National institute of biological sciences: il Nibs è un centro di eccellenza aperto alle collaborazioni sul biomedicale, in qualsiasi forma e ovunque esse siano.

Intorno al Nibs prosperano aziende cinesi che si stanno specializzando nel settore biomedicale, per le quali partnership con realtà più collaudate (come quelle italiane) sono le benvenute. E l’Italia, chiediamo a Song Huang? «Noi siamo qui, sappiamo che le competenze per collaborare ci sono, soprattutto per la parte applicativa di quanto si studia qui nei nostri laboratori». Risponde, a distanza, Paolo Gazzaniga, direttore del centro studi di Assobiomedica: «La produzione italiana del settore vale 7,4 miliardi, +6,6% nel 2012, l’export ne vale 5,9, +9,6 e la quota di export verso la Cina è in crescita (quasi +10%). E tra i comparti in cui l’Italia è più forte si possono citare le attrezzature tecniche; si aggiunga che comunque il livello di diversificazione delle nostre esportazioni è decisamente buono. Se facciamo un discorso di filiera salute, l’Italia ha molto da offrire a un Paese come la Cina che sta cominciando ora a investire nel sistema sanitario pubblico, sia in know-how medico e organizzativo, sia in tecnologie sanitarie, sia in capacità di ricerca clinica e tecnologica».

Il Cesif, il Centro studi per l’impresa della Fondazione Italia Cina, stima che solo il business delle attrezzature medicali nel 2013 è di 17,1 miliardi di dollari, la Cina sta per diventare il 4° mercato al mondo. Per i prossimi 5 anni, la crescita sarà del 20% l’anno. La Cina ha messo sul piatto oltre 600 miliardi di yuan dall’inizio della riforma sanitaria, nel 2012, il Governo centrale ne ha spesi 24,3 (3,9 miliardi di dollari) per migliorare l’infrastruttura sanitaria. Le aziende del settore sono polverizzate, sono oltre 6mila e difficilmente sono in grado di innovare nella diagnostica elettronica e nelle apparecchiature medicali. Come dimostra la presenza del Nibs nella capitale, è con la ricerca e sviluppo che maturano anche le collaborazioni, il Governo cinese ha riservato dei fondi speciali per le attività di R&S finalizzate allo sviluppo di nuovi dispositivi o apparecchiature mediche di avanzato livello tecnologico. Addirittura si parla di un fondo pubblico di 1,5 miliardi di yuan erogato alle aziende del settore l’anno scorso. In Cina le quasi 15mila aziende produttrici di dispositivi e apparecchiature mediche hanno raggiunto un fatturato di 180 miliardi di yuan, 12 milioni in media per azienda. Il risultato è che per le macchine per la dialisi il 75% del mercato è in mano a fornitori stranieri. Il fatturato del segmento dei servizi medici nel 2013 è stato di circa 3.160 miliardi di yuan, (circa 500 miliardi di dollari) ed è prevista una crescita annua del 18% nei prossimi due anni. «Nell’area emiliana colpita dal terremoto – sottolinea Gazzaniga – c’è il distretto biomedicale di Mirandola, il più importante d’Europa: tra le imprese presenti c’è proprio quella dell’industria della dialisi e questo è certamente un campo specifico che potrebbe risultare di grande interesse per la Cina. Siamo in contatto con Ice e ministero dello Sviluppo per organizzare missioni e iniziative ad hoc: ci piacerebbe portare le start-up e Pmi italiane a un evento in occasione del quale presentarle e favorirne la collaborazione con industrie cinesi. Abbiamo già messo online dei database in lingua italiana e inglese con informazioni su oltre 260 start-up e 50 brevetti innovativi».

Fonte ilSole24Ore.com