Rimondi: “la rinegoziazione dei contratti e il payback per i dispositivi medici causeranno il collasso del nostro settore”

 Roma, 28 aprile 2015 – “La rinegoziazione dei contratti e il payback per i dispositivi medici causeranno il collasso del nostro settore e la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. È un controsenso aver creato misure a favore delle start-up e PMI innovative che hanno dato slancio al sistema salute, e dall’altra parte introdurre norme, come quella del payback, destinate a uccidere le piccole imprese non appena entrano sul mercato. Altrettanto penalizzante sarebbe questa misura nei confronti della multinazionali che potrebbero decidere di disinvestire in Italia con un grave danno all’occupazione, all’innovazione e alla qualità dei prodotti in commercio. Non bisogna dimenticare, infatti, che anche grazie agli ingenti investimenti che negli anni le imprese multinazionali hanno fatto in Italia, si è raggiunto l’alto livello di qualità delle prestazioni sanitarie. Il criterio del payback per i dispositivi medici, che richiederebbe meccanismi cervellotici per essere attivato e sarebbe disastroso per la qualità del Servizio sanitario nazionale, comprometterebbe quindi la permanenza stessa sul mercato di moltissime nostre aziende. Questo il commento di Stefano Rimondi, Presidente di Assobiomedica, sulle paventate misure che le Regioni, d’intesa con il Governo, vorrebbero approvare domani per tagliare 2,35 miliardi alla Sanità.

“Il settore dei dispositivi medici – ha dichiarato Rimondi – ha finora retto l’impatto della crisi , ma i tagli degli anni scorsi, hanno già causato la perdita di 6.000 addetti su 60.000 oltre a un calo del 25% dei prezzi medi praticati dalle aziende. Da ultimo, la pretesa di rinegoziare o il conseguente recesso unilaterale da contratti già stipulati fra pubblica amministrazione e imprese, sono meccanismi contrari ai principi dell’Unione Europea e a quelli sostanziali del diritto nazionale”.

Infine, secondo Assobiomedica le conseguenze di queste misure saranno irrimediabilmente l’aumento dei contenziosi tra imprese e pubblica amministrazione, e in definitiva la drastica riduzione della qualità dei servizi di assistenza sanitaria per i cittadini.